Zafferano in Fili 0,30gr

9,50

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Scrigno 0,30gr

Contiene una vasetto di zafferano in fili e un librino con le nostre storie e ricette

Descrizione

Dose per cucinare per 10/12 persone

Informazioni aggiuntive

Tipologia prodotto

Come Usarlo:

Il nostro zafferano in pistilli per essere valorizzato al massimo si può utilizzare in due modi:

a) Prima dell’uso, gli stimmi vanno messi a bagno in acqua tiepida o altro liquido (latte, brodo a seconda della ricetta) per un’ora meglio due così verrà rilasciato sia il colore che l’aroma. Si potrà utilizzare sia il liquido che gli stimmi per realizzare la ricetta.

b) Posizionare i pistilli da utilizzare sopra un pezzo di carta da forno e triturare con qualcosa di pesante fino a ridurre in polvere. Versare la polvere nella pietanza durante gli ultimi minuti della cottura. Con questo procedimento l’aroma si intensifica.

Il colore giallo-oro, caratteristico dei piatti a base di zafferano, è dovuto alla crocina ( una sostanza idrosolubile in acqua) presente nello zafferano che fa sì che quando gli stimmi o la polvere vengono immersi in sostanze liquide rilasciano quel colore e aroma caratteristici.

Ricette

PINCI ALLO ZAFFERANO DI MONTALCINO

In una teglia si scioglie del burro a cui si aggiunge una cipolla bianca finemente tritata. Quando inizia a rosolare si aggiunge della panna da cucina. Si uniscono 0,5 gr. di zafferano e l’acqua calda (mezzo bicchiere) in cui precedentemente (un’ora) gli stimmi erano stati immersi. La crema assumerà un colore giallastro, scolare i pinci cotti al dente e farli passare un paio di minuti nella teglia aggiungendo pepe verde e pecorino di Pienza.

PENNE SALCICCIA DI CINGHIALE E ZAFFERANO

Tritate finemente mezza cipolla e fatela rosolare in una padella in olio extravergine d’oliva. Prendete 4 salciccie di cinghiale appassite, tritatele finemente e aggiungetele al soffritto facendole cuocere a fuoco lento. Aggiungete 0,5 grammi di zafferano messo precedentemente in infusione in mezzo bicchiere d’acqua o brodo tiepido. Fate cuocere la pasta, scolatela e aggiungete al composto della padella, insieme a due mangiate di pecorino di Pienza stagionato almeno 6 mesi. Lo facevano i nostri nonni e sarà una delizia anche per il vostro palato se userete scrupolosamente, come loro… i prodotti della Val d’Orcia.

TRIPPA DI VITELLO CON LO ZAFFERANO ALLA MONTALCINESE

Si mette in infusione lo zafferano (per 4 persone 0,10 gr,) in un bicchiere d’acqua ben calda per circa un’ora. Si fanno rosolare aglio e cipolla, tritati finemente, in olio d’oliva. Quando iniziano a prendere il colore si aggiunge 500 gr. di trippa di vitello precedentemente lavata e tagliata a sottili strisce. Si fa cuocere lentamente, si aggiunge lo zafferano con l’acqua e si continua la cottura. Se necessario si aggiunge ancora acqua per mantenere il composto abbastanza liquido. Si ultima la cottura aggiungendo sale e pepe. Prima di servire si deve cospargere il piatto con pecorino di Pienza.

CHIANINA ALLO ZAFFERANO ALL’USANZA DEI NOSTRI NONNI

Si prende un bel pezzo di girello di Chianina I.G.P. (il gigante bianco della Toscana) di almeno un chilo e mezzo. Si praticano dei piccoli fori dove si inserirà del trito fatto di aglio, rigatino di maiale, sale, pepe e scorza di limone. I buchi dovranno essere una decina in tutto. Si lega con dello spago come fosse un salamino casareccio. In un tegame si fanno rosolare in olio extravergine d’oliva aglio, cipolla, carota e sedano finemente tritati. Una volta rosolati si aggiunge la carne e si fa cuocere a fuoco lento, dopo circa 10-15 minuti si aggiunge un bicchiere di vino rosso e si fa parzialmente evaporare. Si aggiungono 500 grammi di pelati, si mette il coperchio e si fa cuocere lentamente. A cottura quasi ultimata si aggiungono 0,10 grammi di zafferano con il mezzo bicchiere d’acqua dove un’ora prima lo avevamo messo in infusione. La carne, se ben cotta e di ottima qualità, risulterà tenerissima. Dovrà essere tagliata a fette di circa un centimetro di spessore e servita con sopra il sughetto di cottura.

PANNA COTTA ALLO ZAFFERANO E MARMELLATA DI MORE

Prendere 500 ml. di panna fresca da montare e farla bollire insieme a 200 ml di latte e 100 gr. di zucchero per circa due minuti. Aggiungere 8 stimmi essiccati di zafferano messo in infusione in mezzo bicchiere di latte tiepido circa un’ora prima. Portare nuovamente ad ebollizione avendo cura di mescolare bene. Unire al composto 12 gr. di colla di pesce messa a bagno in acqua fredda in precedenza. Mescolare bene il tutto e versare il composto in un contenitore o in appositi stampini. Quando il composto è raffreddato metterlo in frigo per almeno 3 ore. Servire con marmellata di more.

CIACCE DI PASQUA CON LO ZAFFERANO ALLA MONTALCINESE

La mattina di Pasqua, questa specie di pane, accompagnava le uova benedette e il capocollo o finocchiata. Si prendeva la pasta lievitata per fare il pane vi si aggiungevano tre uova, del cacio pecorino sia grattato che a pezzi, sale e pepe. Si allungava l’impasto con dell’acqua tiepida dove precedentemente erano stati messi in infusione degli stimmi di zafferano. Dopo aver ben amalgamato il tutto si metteva a lievitare il composto in un contenitore di cottura (una pentola  alta e precedentemente oleata)per almeno tre ore. La pentola veniva posta in forno e fatta cuocere finché non acquistava un bel colore dorato. Una tradizione d’altri tempi che sarebbe bello riscoprire.

RICOTTA DELLA VAL D’ORCIA ALLO ZAFFERANO

500 gr di Ricotta, 0,5 gr di stimmi di zafferano, due cucchiaini di Marsala e due cucchiai di zucchero.

In un contenitore ben ampio unire i quattro ingredienti ed amalgamare fino ad ottenere una crema ben uniforme. Sistemare in  coppette, lasciare riposare qualche ora e servire come dessert.

TORTA DI FAVE

(ricetta che proviene dai manoscritti rinascimentali; ricordata dal Messisburgo e dallo Scappi – Ripresa da il “Ricettario del Còco Sanese” di Giovanni Righi Parenti)

Si prepara per prima cosa un impasto con 300 gr. di farina; 60 gr. di burro fresco; due uova intere; una presa di zafferano (dose a piacere); un pizzico di sale; un sentore di pepe.

Una volta preparata metteremo questa pasta al fresco, addirittura in frigorifero, per una buona mezz’ora. In un tegame, possibilmente di coccio, prepareremo gli ingredienti per il ripieno e precisamente circa 500 gr. di fave fresche sgusciate; oggi potremo usare tranquillamente quelle surgelate, anche fuori stagione purché non troppo grandi. Le fave verranno messe a cuocere con  poca acqua salata con un trito, piuttosto abbondante, di prosciutto né grasso né  magro. A parte mescoleremo 300 grammi di ricotta freschissima con 100 grammi di formaggio parmigiano grattugiato e 50 gr. di formaggio emmenthal tagliato a cubetti insieme a due uova intere freschissime che avremo accuratamente sbattuto.

Una volta che le fave saranno cotte, dopo averle fatte ritirare, quasi del tutto, il loro liquido di cottura le mescoleremo ai latticini. Avremo diviso in due porzioni la pasta a suo tempo preparata: una più grande di circa ¾ dell’insieme, con cui, accuratamente fodereremo uno stampo copiosamente imburrato, che poi riempiremo con l’impasto preparato appositamente per il ripieno avendo infine la cura di ricoprirlo con fette molto sottili di emmenthal, circa altri 50 gr., quasi da fare al tutto una specie di tetto di protezione ed, a conclusione, completeremo con l’altro terzo della pasta che verrà posta, sul tutto a mò di coperchio. Una volta così completata, bagneremo con una pennellessa intrisa di rosso d’uovo il coperchio della “torta” che metteremo in forno, a circa 180 gradi a cuocere per un minimo di 45 minuti; se il “coperchio”  tendesse a scurire troppo avremo l’accortezza  di proteggerlo con un foglio di carta di  alluminio in modo che non prenda troppo colore. Il vino d’accompagnamento preferito per questo genere di torte risulta, quasi  sempre un bianco fresco. Esperienza preziosa con un “Bianco del Beato”, (Colombini), portato in tavola a 10 gradi centigradi di temperatura.

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